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Alcune informazioni generali sulla
sicurezza antincendio

offerte da: F.I.A.M.M.A. S.r.l.

Nelle seguenti note si cercano di descrivere a livello generale gli elementi di novità della ingegneria della sicurezza antincendio con cui i professionisti europei e statunitensi sono già alle prese da tempo.
Per presentare l'argomento, può essere utile partire dalla descrizione della situazione normativa italiana, in cui esiste una notevole quantità di disposizioni. Queste norme garantiscono che tutti godano di uguali livelli di sicurezza ma presentano lo svantaggio di limitare le possibilità progettuali dei professionisti.

Dalla seconda metà degli anni sessanta sono state emanate prescrizioni di sicurezza in grado di assicurare a tutti i soggetti controllati una univocità ed uniformità di trattamento. Tale indirizzo, tuttora seguito, ha portato ad un patrimonio normativo di notevole mole, che presenta il vantaggio di garantire l'uniformità di trattamento a tutti i soggetti controllati ma é poco propenso ad adattarsi alle situazioni particolari che inevitabilmente si incontrano nella pratica professionale.
Dai primi anni ottanta, insieme all'aumento del numero di disposizioni, si è fatta rilevante la necessità di attuare misure ritagliate sulle necessità di singoli ambiti, in quei casi che, oggettivamente, non potevano essere resi conformi alle disposizioni generali. Per questo motivo, fin dal 1982, il legislatore aveva introdotto l'istituto della deroga (DPR 577, art. 21), con la possibilità, quindi, di proporre misure di sicurezza alternative da adottare per raggiungere il livello minimo di sicurezza richiesto dalle norme (possibilità che curiosamente non esiste nel caso delle norme volontarie UNI, CEI, CIG ecc.).
Con il passare del tempo, tale procedura ha subito un utilizzo un sempre maggiore, tanto che nel 1998 (DPR 37, art. 7) l'istruzione delle pratiche é stata delegata integralmente alle sedi regionali dei Vigili del Fuoco, per consentire una maggiore rapidità di trattazione secondo i criteri fissate dalle leggi Bassanini sulla semplificazione amministrativa. Ciononostante, la deroga era nata ed é rimasta uno strumento eccezionale, per differenziare caso per caso, quelle misure di sicurezza che dovrebbero essere uguali in tutte le attività dello stesso tipo.
Perché, nel quadro appena tratteggiato, si inseriscono le necessità di competitività e di flessibilità alle quali abbiamo accennato in apertura? Secondo chi scrive, l'esigenza di fondo espressa da un dibattito sempre più sentito nel mondo della prevenzione incendi è quella di riuscire a contemperare gli scopi propri dell'intervento pubblico, quelli cioè di tutela della sicurezza e di uniformità di trattazione, con le nuove necessità di libertà di azione di professionisti ed imprenditori. In altri ambiti, ad esempio, queste istanze hanno portato alla creazione dello sportello unico , anche questo ispirato ad esperienze già vissute in altri paesi. Per individuare le strade praticabili nel senso appena indicato è necessario considerare aspetti di carattere giuridico e normativo, fondamentalmente legati all'appartenenza dell'Italia all'Unione europea.
Dal punto di vista strettamente giuridico, si deve considerare che l'Unione europea ha già previsto la possibilità di utilizzare metodi paralleli alla consueta normazione prescrittiva e deterministica usualmente utilizzata anche in Italia (definiamo prescrittiva una norma che impone l'attuazione di determinati provvedimenti, basandosi sulla determinazione a priori degli scenari incidentali). Questi metodi, che il Documento interpretativo n. 2 della Direttiva prodotti da costruzione - sicurezza in caso di incendio ha definito ingegneristici, sono in grado di risolvere la progettazione della sicurezza antincendio in modo più mirato alle esigenze degli utenti.
Perché tale possibilità é stata individuata, dalla Commissione europea, nell'uso di questi modelli? Una prima importante motivazione dovrebbe essere ricercata nel fatto che essi derivano da un grande sforzo di ricerca su scala planetaria, sviluppato dall'ISO nell'ambito del Comitato Tecnico 92 - sottocomitato 4 (all'interno dl quale sono particolarmente attivi gruppi di ricercatori Usa, del Regno Unito, della Svezia, del Giappone). Ma la vera risposta, forse, deve essere cercata nelle reali potenzialità di tali metodi, per rendersi conto delle quali sarebbe opportuno che ciascuno ne prendesse visione formandosi la propria opinione sull'affidabilità delle scelte compiute.
Premesso che, probabilmente, non è avveduto tentare di spiegare in poche righe il contenuto di un lavoro tanto ambizioso, si può riassumere il contenuto dei documenti ISO in fase di studio in tre punti essenziali:
- definizione di una metodologia di progettazione antincendio secondo una codificazione definita;
- definizione degli scenari incidentali (in accordo con gli organi di controllo) su cui sviluppare le successive valutazioni;
- valutazione oggettiva delle conseguenze di un incendio in relazione allo scenario prescelto e misura del livello di sicurezza presumibile.

All'approccio ingegneristico è sottesa un'argomentazione di fondo: l'incendio è un fenomeno (fisico e chimico) che, per quanto complesso, può essere ricostruito o previsto attraverso modelli adeguati. Accettata questa posizione, si può predisporre il lavoro di progettazione nella maniera più completa e poi utilizzare i supporti di calcolo ( hardware e software ) per dare una valutazione quantitativa delle previsioni sviluppate.
In sostanza il professionista, una volta definiti gli aspetti progettuali di riferimento secondo una determinata procedura codificata, dovrà prendere contatto con i Vigili del Fuoco e stabilire, in accordo con loro, i gruppi di scenari di incendio più credibili. Definite le situazioni peggiori (in termini di presenza di persone, di materiali combustibili e di situazioni di gestione) in cui, secondo i VV.F., potrà verosimilmente accadere un incendio, il progettista dovrà calcolare l'evoluzione degli incendi corrispondenti (utilizzando software in circolazione i cui modelli matematici siano stati validati secondo i criteri che l'ISO sta definendo). In questo modo potrà misurare i tempi di esodo previsti (secondo modelli ad hoc ) e confrontarli con i tempi di sopravvivenza delle persone presenti. In questa seconda fase entrano in funzione i software, che permettono di seguire, ad esempio, l'andamento delle temperature, dei fumi e del rilascio delle specie tossiche corrispondenti allo scenario di incendio ipotizzato.
Il grado di sicurezza della progettazione, infine, deriverà dal rapporto tra tempo di esodo/tempo di sopravvivenza nel peggiore tra gli scenari di riferimento.
Dalla mole di informazioni necessarie per elaborare le previsioni, si deduce che, per giungere ai programmi che già si trovano in commercio, sono stati elaborati modelli che descrivono le capacità di rilascio del calore dei materiali durante la combustione, la loro suscettibilità ad essere innescati, l'andamento dell'incendio in funzione della ventilazione, la generazione delle specie tossiche, la generazione dei fumi ed il loro movimento, l'esodo delle persone. Inoltre, sono state compiute sperimentazioni di laboratorio in grado di dare pratica utilizzabilità alle formule matematiche teoriche.
Quale è la possibile applicazione di questi metodi (ricordiamo che probabilmente il loro utilizzo non è poi così remoto, visto che il Regno Unito lo scorso anno ha emanato ufficialmente la bozza di norma British Standard relativa al loro utilizzo, impostata sui documenti in elaborazione presso l'ISO)?. Azzardando una schematizzazione volutamente semplificata e non completa, si possono delineare quattro possibili applicazioni immediate:
- progettazione della sicurezza di attività civili complesse per le quali non esistano norme di riferimento;
- possibilità di valutare le pratiche di deroga. L'ipotesi di adottare una misura in luogo di un'altra potrà infatti essere misurata e quindi pesata secondo criteri oggettivi;
- valutazione dei piani di emergenza, in quanto è possibile seguire l'andamento di un incendio e la propagazione dei prodotti della combustione, e conoscere istante per istante la percentuale di sopravvivenza di una persona in un ambiente;
- investigazione delle cause di incendio, mediante la ricostruzione delle fasi dell'incendio e la verifica o l' esclusione delle varie ipotesi incidentali.
E' importante sottolineare, inoltre, che l'utilizzo di questi metodi non contrasta con la sopravvivenza dell'approccio prescrittivo, attualmente vigente anche in Italia. Questo può essere affermato non solo in quanto l'Unione europea ha stabilito ( documento interpretativo n. 2 ) che i soli approcci permessi in futuro saranno quello prescrittivo e quello ingegneristico, ma perché, in fin dei conti, i due approcci si integrano. Con le norme che conosciamo, infatti, si fissa univocamente un livello di sicurezza delle singole attività (competenza che è e rimarrà ai singoli stati dell'Unione), mentre con i sistemi ingegneristici si potranno valutare le variazioni relative al livello fissato, oltre che risolvere le progettazioni di strutture complesse per le quali, tradizionalmente, non esistono norme. Con tali metodi sono state realizzate quasi tutte le grandi strutture più recenti nei paesi industrializzati, ma anche nel nostro paese non sono più tanto rare le realizzazioni verificate o progettate dall'inizio secondo i modelli in argomento.
Con queste note non ci si è proposto altro che informare sull'esistenza di nuove possibilità applicative nel settore della prevenzione incendi. Al momento purtroppo, per approfondire l'argomento ci si deve rivolgere quasi esclusivamente a fonti straniere. Per avere un'idea delle potenzialità di questi metodi e dei relativi software ci si può collegare al sito internet dell'organo governativo statunitense NIST ( National Institute Standard Technology ). Alla pagina web http//blazes.nist.gov è possibile scaricare gratuitamente il programma di ingegneria antincendio Fastlite , che può permettere agli interessati di formarsi un'opinione sulle possibilità dei metodi appena accennati.

L’incendio in situazioni di rischio speciale come quelle dei carburanti liquidi, richiede qualcosa in più
dell’acqua pura per ottenere una estinzione efficace
.
Se venisse utilizzata semplice acqua si otterrebbe infatti solamente una diradazione delle fiamme.
Per ovviare a questo problema viene aggiunto all’acqua un agente schiumogeno che permette la generazione di un agente estinguente capace di contenere ed estinguere l’incendio, garantendo la soppressione dei vapori ed impedendo eventuali riaccensioni.
I tipi di schiuma si possono suddividere in tre macro-categorie: a bassa, media o alta espansione.
La schiuma a bassa espansione viene utilizzata principalmente in caso di aree dove i liquidi infiammabili vengono lavorati o trasportati, oppure per coprire liquidi o altri materiali per prevenirne l’accensione.
La schiuma a media espansione viene normalmente scelta per i luoghi dove sono presenti liquidi infiammabili, mentre quella ad alta espansione è utilizzata nei luoghi di stoccaggio, con l’obiettivo di riempire completamente tutto lo spazio a disposizione. Le schiume utilizzabili sono identificate da codici che ne determinano le caratteristiche; ne è un esempio la sigla AR-AFFF (Alcohol Resistant Aqueous Film Forming Foam).


CENNI SULLA sicurezza CONTRO L'incendio
NEI LUOGHI DI LAVORO
D.LEG.VO 626/94 - DM 10.3.98

Quando si parla di sicurezza antincendio si parla di una parte della sicurezza; la sicurezza antincendio è infatti una delle componenti di quella che è la sicurezza in generale. Tutti gli ultimi interventi normativi hanno spinto tutti quanti ad occuparsi di più di cultura della sicurezza; gli operatori del settore, siano essi enti verificatori, organi di controllo, operatori della sicurezza in genere, devono confrontarsi su un tavolo unico, quello che il D.Leg.vo 626/94, in tutti i suoi diversi aspetti, ha imposto, con la valutazione globale delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, e la inderogabile necessità che le diverse componenti della sicurezza (antinfortunistica, igienico-ambientale, sanitaria, antincendio), arrivino a soluzioni congruenti e compatibili. Il risultato finale delle analisi, valutazioni, interventi, adeguamenti, procedure ecc., deve risultare all'interno del piano di valutazione dei rischi, e in questo questo piano vi deve essere una specifica parte dedicata alla sicurezza antincendio.

Fare una valutazione dei rischi di incendio comporta lo studio e l'analisi delle problematiche che possono portare all'insorgenza dell'incendio e poi, necessariamente, a individuare come poterci proteggere dalle conseguenze dell'incendio.

In sintesi, valutare quella che è la condizione di pericolosità all'interno delle strutture ai fini antincendio, individuare quello che è il livello di rischio (sappiamo tutti che il rischio nullo non esiste, non esiste una struttura intrinsecamente sicura), effettuare tutti gli interventi necessari per eliminare o ridurre il livello di rischio, e in funzione di questo livello di rischio organizzare gli interventi protettivi, sia in termini di adeguamenti impiantistici, strutturali e organizzativi, nonché connessi alla gestione delle emergenze.

E' importante riuscire a stabilire una sequenza di analisi che ci permetta di affermare di aver fatto tutto quello che era necessario per garantire un accettabile livello di sicurezza.

Per fare questo, bisogna conoscere le modalità di sviluppo degli incendi e le problematiche insite nel fatto che gli incendi possano o non possano avvenire, le caratteristiche delle sostanze, la tipologia degli ambienti, gli inneschi, ecc., ed in funzione di ciò che può capitare, determinare poi le conseguenze su persone, strutture, ambiente, in relazione alla tipologia e gravità dei vari eventi (conseguenza di un eventuale incendio, di esplosione, con relativi effetti di sovratemperatura, irraggiamento, sovrapressione); vanno quindi individuati i possibili bersagli, principalmente i lavoratori, ma anche le strutture, le possibili conseguenze sulla capacità e potenzialità produttiva, ecc.

La scelta del livello di difesa e di protezione dagli incendi necessaria ci indirizzerà sul tipo di investimento da fare e sul livello di sicurezza che vogliamo raggiungere.

Questo ci permette di determinare le misure di sicurezza strutturali, impiantistiche e gestionali, che, in fondo completano l'organizzazione della sicurezza.

Bisogna cercare di arrivare ad un risultato che ci consenta di affermare che investire nella sicurezza non risulti una spesa, ma un investimento finalizzato anche ad un miglioramento delle condizioni di lavoro in genere, con riflessi positivi anche sulla capacità produttiva e qualità del lavoro.

Le analisi e valutazioni del rischio incendio devono quindi essere condotte compatibilmente a tutti gli altri aspetti della sicurezza, e deve condurre a questi obiettivi:

  • ridurre la probabilità di accadimento dello stesso, quindi fase preventiva;

  • garantire una adeguata protezione antincendio, cioè limitare le conseguenze dell'evento;

  • garantire la sicurezza delle persone, e consentire condizioni di evacuazione in sicurezza;

  • garantire la sicurezza di strutture:· prevedere la presenza di impianti e attrezzature per permettere il salvataggio delle persone e fronteggiare gli eventi;

  • garantire la sicurezza dei soccorritori, cioè dar loro la possibilità di soccorrere le vittime di un eventuale incidente: garantire la sicurezza dei soccorritori significa garantire la sicurezza di chi deve essere soccorso;

  • prevedere una adeguata organizzazione dell'emergenza.

E' chiaro che quando si fa una valutazione sul rischio di incendio, bisogna fare tutta un'analisi ed uno studio sulla singola attività; per far questo bisogna tenere conto del tipo di attività, del materiale che si ha immagazzinato, della tipologia delle strutture e dei materiali utilizzati per rivestimenti e arredi, della tipologia dei luoghi (multipiano, monopiano, ecc.), del numero delle persone presenti e della loro capacità di autonomia motoria.

Questi sono dati fondamentali per potere, in seguito, procedere all'identificazione dei pericoli, delle persone esposte e, di conseguenza, valutare i bersagli di quelli che possono essere i pericoli e i conseguenti rischi, e vedere se questi rischi sono accettabili o non accettabili, eliminabili o non eliminabili.

A questo punto si deve valutare effettivamente, in termini propositivi e risolutivi, quelle che sono le condizioni di accettabilità del rischio che sarà, ad ogni modo, sempre presente.

Bisogna identificare i pericoli di incendio, a cominciare dai materiali combustibili ma soprattutto infiammabili (e tra questi quelli che hanno temperatura di infiammabilità più bassa), le tipologie di lavorazione e la loro pericolosità intrinseca.

Inoltre bisognerà puntare la propria attenzione anche sulle carenze costruttive (primi fra tutti gli impianti elettrici, che sono spesso origine di innesco di incendio), e sulle carenze organizzative e gestionali, perché i miglioramenti di questi aspetti fanno aumentare notevolmente il livello di sicurezza in senso generale e della sicurezza antincendio in particolare.

Nell'ambito dei materiali è chiaro che presenza di vernici, solventi infiammabili, materiale da imballaggio, materiali plastici, derivati del petrolio, strutture e rivestimenti combustibili, grandi quantità di materiali infiammabili, già ci dà, in prima approssimazione, una indicazione sul fatto che un luogo abbia un livello di rischio di incendio alto, medio o basso, anche in relazione alla tipologia e quantità di questi materiali presenti.

Un altro aspetto molto importante, nella valutazione, è costituita dalle condizioni in cui si trovano i lavoratori e le persone esposte ai rischi di incendio; tenere conto delle varie figure professionali, soprattutto quelle più esposte per limitazioni motorie e sensoriali, quelle non hanno un'adeguata formazione e preparazione per reagire in caso di situazioni anomale o pericolose, e ovviamente le persone che occasionalmente sono presenti ma che non fanno parte del ciclo produttivo o della struttura.

Alla fine di tutte queste analisi ed interventi si perviene ad una determinazione delle condizioni di rischio e si dovrà valutare le necessità di eventuali ulteriori interventi necessari, la eventuale necessità di installare ulteriori impianti antincendio, di allarme, ecc..

E comunque, al termine, si deve valutare se la condizione di rischio alla quale si è pervenuti sia accettabile o meno, in relazione alla frequenze di accadimento previste per i singoli eventi ed alle conseguenze in termini di danno alle persone, alle strutture, alla produzione.

Questo costituisce una valutazione dell'accettabilità del rischio, sulla quale in Italia non ci si è ancora espressi, nel senso che è una valutazione difficile, non codificata e non si è ancora stabilito qual è il rischio accettabile; in teoria si vorrebbe che il rischio accettabile fosse quello nullo, che nessuno si facesse mai male, che non succedesse mai niente.

Ma sappiamo che questo non è possibile. Bisogna accettare un certo livello di rischio residuo insito nella pericolosità delle lavorazioni e situazioni di lavoro.

Per dare una indicazione sulle condizioni di accettabilità del rischio esistono comunque dei criteri che aiutano nella valutazione del livello di rischio di incendio e sulla sua accettabilità; si può fare riferimento alle specifiche regole tecniche di prevenzione incendi, e inoltre alle circolari, alle norme di buona tecnica, etc.

Anche nel campo della sicurezza antincendio il rispetto delle normative di riferimento (la regola tecnica) risulta condizione minima indispensabile per raggiungere un livello di rischio accettabile; si deve comunque valutare se è possibile fare di più, per raggiungere un migliore e più adeguato livello di sicurezza antincendio.

In linea generale per le attività soggette a controllo da parte dei Vigili del Fuoco e per le quali esistono specifiche regole tecniche di sicurezza antincendio, se si seguono le regole tecniche generali o specifiche del settore, si ha già un'attestazione di un livello di sicurezza antincendio sufficiente.

Comunque, in tutti i luoghi di lavoro per i quali non esistono specifiche regole tecniche, risultano applicabili le linee guida contenute nel Decreto del 10 marzo 1998, che è titolato: "CRITERI GENERALI DI sicurezza antincendio PER LA GESTIONE DELL'EMERGENZA NEI LUOGHI DI LAVORO", emanato in applicazione del D.Leg.vo 626/94.

Questo decreto contiene indicazioni su come effettuare, in primo luogo, l'analisi di rischio incendio, che ricordiamo deve essere parte integrante del piano di valutazione dei rischi, ed in secondo luogo fornisce le linee guida che riportano le condizioni minime da rispettare nei luoghi di lavoro in genere per garantire la sicurezza delle persone, la loro possibilità di evacuazione, la protezione delle strutture, le caratteristiche dei materiali utilizzabili, la protezione delle strutture dal fuoco, e comunque con tutti quei requisiti minimi da garantire per una adeguata sicurezza contro gli incendi.

Sono indicate tutta una serie di indicazioni risolutive e applicative, sia per la fase preventiva sia per quella protettiva, organizzativa e gestionale (compresa la gestione delle emergenze e la predisposizione dei piani di emergenza, la costituzione delle squadre di emergenza e la formazione dei suoi componenti etc).

Ad esempio vi sono le misure da seguire per la sistemazione delle vie di esodo, per garantire una resistenza adeguata delle strutture al fuoco (cioè che queste abbiano una tipologia strutturale idonea a garantire una resistenza alle sollecitazioni tecniche conseguenti ad un incendio), per evitare per quanto possibile la propagazione dell'incendio fra le varie aree o zone (compartimentazione e una suddivisione per aree di competenza antincendio); inoltre vi sono indicazioni sulla realizzazione degli impianti antincendio e sulla loro manutenzione (altro aspetto importante che solo da pochi anni è stato codificato all'interno delle regole tecniche).

Un aspetto particolarmente importante risulta, a chiusura di quelle che sono le procedure di sistemazione e organizzazione della sicurezza antincendio delle strutture ed ambienti di lavoro, la predisposizione dei piani di emergenza, cioè la organizzare della gestione dell'emergenza.

Un piano di emergenza non è altro che un piano che ci permette di affrontare i possibili scenari incidentali, conseguenti alle ipotesi di rischio sviluppate nello studio generale e particolare dei luoghi di lavoro; si ha una previsione di ciò che può capitare e rispetto a questo si stabiliscono i comportamenti e le azioni che devono essere effettuate, con procedure standardizzate, scritte, precise, con delle indicazioni molto chiare dei compiti, in modo da evitare il più possibile degli errori di procedure.

E' chiaro che per i luoghi di piccole dimensioni, con pochi dipendenti, possono essere sufficienti avvisi comportamentali scritti, ma per i luoghi di lavoro di grandi dimensioni o a rischio elevato, si deve avere un piano completo, con procedure scritte e allegati grafici.

Per fare un buon piano di emergenza antincendio si devono conoscere gli ambienti e le strutture di lavoro, e si dovrà tenere conto di tutte le considerazioni fatte in ambito di valutazione dei rischi; quindi si dovrà tenere conto della caratteristica dei luoghi, della caratteristica, tipologia ed ubicazione dei percorsi di esodo, della ubicazione del personale, dei sistemi di allarme, della quantità e qualità degli addetti al controllo di attuazione del piano di emergenza, i quali dovranno essere individuati in fase preventiva.

Quindi i piani di emergenza antincendio devono sicuramente contenere tutte le figure di riferimento, le azioni del lavoratore in caso di incendio, le procedure di evacuazione, le modalità operative per mettere in sicurezza gli impianti, tutti i modi per mettersi in comunicazione con gli enti esterni (come USL, VV.F., Prefettura, ecc.) per chiedere aiuto se questo fosse necessario; tutto questo deve essere rapportato in funzione alle dimensioni dell'attività, e risulterà più o meno complesso.

I piani devono essere provati, per verificarne la funzionalità ed efficacia, per verificare la bontà delle scelte, la funzionalità del sistema di comunicazioni, la capacità ed idoneità degli addetti etc. Risultano sempre fondamentali le comunicazioni o le interazioni fra le varie figure, aree, settori; se mancano sistemi di comunicazione affidabili ed efficienti in caso di emergenza (che magari dipendono da una alimentazione elettrica, e nel caso in cui quest'ultima dovesse mancare e non si ha energia di supporto), salta il nostro sistema di comunicazioni.

Quindi è necessario che i piani di emergenza vengano provati e verificati, testandone l'affidabilità e l'efficacia; a seguito di queste verifiche, i piani di emergenza devono essere riverificati per adeguarne l'attuazione in funzione di quelle che sono le risultanze delle verifiche.

Con questo aspetto si completano i vari aspetti della sicurezza antincendio (prevenzione e protezione, organizzazione gestionale e delle emergenze), e risulta indispensabile che tutti questi aspetti siano adeguatamente studiati, approfonditi e risolti (nel senso che si adottino adeguate sistemazioni impiantistiche, strutturali ed organizzazioni gestionali) per poter dire di avere compiutamente affrontate le problematiche di sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.

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Il fumo, è ancor più del fuoco, la principale causa della perdita di vite umane nell’incendio di un fabbricato.
Per ciò è necessario predisporre impianti specifici capaci di garantire, in caso di emergenza, una potente estrazione dei fumi, il mercato ormai da anni garantisce un ampia gamma di sistemi per soddisfare ogni applicazione.

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